domenica 1 aprile 2012

Cronos

Per quanto voglia combattere contro Karen, per quanto ogni volta riesca a spingermi fino ad ogni limite dell'umana sopportazione e dignità, mi rendo conto che è stata la solita corsa verso il burrone alla cieca, come Thelma e Louise. Senza titoli di coda a chiudere il film. Solo il nero, senza le scritte.

Tutto lo schifo che mi piace sopportare in questa maniera così morbosa non fa altro che farmi perdere tempo (come se l'avessi mai trovato). Tempo ed energie, direbbe qualcuno. Puttanate. Il tempo non è altro che uno sconosciuto che aspettiamo ad una fermata dell'autobus che fa tappa da una delusione all'altra, da un'illusione all'altra. È solo in questi momenti del cazzo che ci accorgiamo della sua insopportabile esistenza, e ne desideriamo la totale assenza.

Tempo ciclico, sia in senso circolare che mestruale. Fa i capricci, ti prende per il culo, ti mangia il cervello e te lo caga nel solito schifo reiterato, quello fatto di attese disattese e sogni infranti talmente tante volte che sono diventati una tv senza cavo dell'antenna.

Ormai sono abbastanza sicuro che Lei sia stata creata solo ed esclusivamente per questo, cagarmi in testa. Continuamente. Ma in maniera puntigliosamente incostante. Perché altrimenti che gusto ci sarebbe? Povero Josh che insegue sempre la sua Karen, che a volte riesce ad avvicinarsi a tanto così, che viene puntualmente preso a calci nel culo. Fare la stessa operazione centinaia di volte e aspettarsi risultati diversi (la stupidità umana secondo Einstein). Le lancette girano all'infinito, e puntano sempre sulle stesse ore, inevitabilmente. Stupido tempo.

E poi passa la solita settimana-mese-giorno-minuto-secondo del cazzo dove prego, immagino, spero, attendo, accendo sigarette, cercando di prendere a calci in culo quel tempo figlio di puttana che sembra lento quanto il bastardo vecchio col cappello davanti a te nella fila in auto. Fottuto vecchio di merda, eccoti di nuovo lì davanti, bentornato. Mi pare di comprendere il terrore del Capitano Uncino, inseguito dal coccodrillo ticchettante.

Onde. Sismiche, magnetiche, di Kondratiev, marine. Un eterno reiterarsi degli stessi movimenti, sali e scendi, avanti e indietro, a destra e a sinistra. Nulla muta, tutto muta. Stupido tempo in uno stupido mondo.

E io non faccio quasi niente per cambiare le cose, mi faccio trascinare dalle onde, mi ritrovo seduto in quel bar di merda (devo cambiare bar, almeno questo... ) a bere il solito bicchiere di liquore da quattro soldi, torno a casa di notte, accendo sigarette, bevo, scrivo, suono, ascolto la musica, odio la musica, odio il mondo, odio Karen, odio me stesso, e si ricomincia. Giro dopo giro, secondo dopo secondo, eternità dopo eternità.

Il lato positivo è che tutto questo è stato già vissuto. È stato già scritto, raccontato, suonato. Mi è bastato leggere qualche mia vecchia storia del cazzo per accorgermi che sono una stupida vittima volontaria. Sono il coccodrillo e sono Uncino.

"La felicità non esiste, Josh. Possiamo solo rubarne un po', solo per qualche istante."

Me lo disse un amico.

A volte gli amici dicono cazzate.

Giro di
lancette, tic tac, sigaretta, accendino. Si riparte. Dannata
Karen.

Dannato Josh.




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